Ridi pagliaccio!

L’eco di quelle parole: "Ridi, pagliaccio!"

A volte accompagnate da un ceffone.

Ti stringevo come una morsa in un abbraccio,

ma quella sera… eri tu prigioniera in quel bancone.

Sei stata la mia prima cosa bella.

Per poco, amore, poi te ne sei andata,

ad aggiungere nel cielo un’altra stella,

a sussurrarmi che saresti tornata.

Questa è la tua giornata, piccolina,

e questi cuori, tutti son per te,

palpiteranno alla tua storia, briscolina,

di come un pazzo t’abbia strappata a me.

Banale la tua indisposizione,

e troppo piccola per tutto quel veleno.

Ti rubò a me dandomi uno strattone,

un attimo… e tutto si capovolse in un baleno...

Quell’ago accompagnato da un guaìto!

Scese nel mio cuore quel gemito straziante.

Con il tuo sguardo languido e smarrito,

cercavi aiuto. Ma io...ero impotente!

Avvolto il tuo piccolo corpo, dalla morte,

ancora poco e diverrai di ghiaccio.

Quel cinismo lo rendeva forte,

e ancor mi gridava: "Ridi pagliaccio!"

Un forte freddo al cuore.

Era il tuo corpo gettato nel mio grembo.

Piangevo e ridevo, ridevo e piangevo.

Sì, sono il re dei pagliacci,

le labbra rosse in un falso sorriso,

il viso pallido solcato da lacrime.

Lui si avvicina fissandomi con odio,

e mentre mi scrolla per un braccio,

col suo sadismo mi ripete ancor: "Ridi pagliaccio!".