Perdonami!

 

 
Come brucia pensare a Capodanno!
Quel Capodanno del 2005! Intriso è sempre il cuore,
di quelle lacrime ardenti come il fuoco
al pensiero d'aver creato il danno.
 
Ero con te, quel mattino in ospedale,
nell'aria la festa della sera, tanto silenzio, pochissimi infermieri.
Uno di questi mi strappò una firma, mai più pensavo di far male!
Mi spiegò della medaglia solamente il lato vantaggioso,
ma molto accorto a nasconder l'altro lato, allontanando
in questo modo il mio buon senso e senza pensare a te, mamma,
la mia leggerezza firmò la tua condanna.
 
Me lo spiegò un'amico quella sera,
girando della medaglia l'altro lato, indicando la conseguenza
di un'imprecisione, che purtroppo risultò poi vera.
 
Ed ho capito, con l'ansia che iniziava a galoppare,
il cuore che batteva forte forte,
lo squarcio improvviso nella mente
colmo di dolorosi fotogrammi dove in centro era la morte
arrivata di gran corsa per avvolgere di sangue questo corpo.
 
Ma quella sera io non ho capito il tuo star male....e sono andata via....
nonostante martellassero nel cuore parole tue accorate,
gemiti strazianti che ancor mi danno i brividi,
dove mestamente sussurravi: " muoio!
Ed io non ho capito...e sono andata via,
coi miei cedimenti che precedeva il passo.
 
Ancora brindavano alla vita, in quelle prime ore della notte,
ed anche per me giunse il grande botto: quella telefonata!
Non so se corsi, oppure se volai. Intorno a me vedevo e udivo
solo morte, dall'orologio che scandiva quelle ore,
al buio della strada e del mio cuore.
 
E poi...la grande rabbia...di quando giunsi all'ospedale
e constatai la grande strafottenza:  non aver rispettato
il voler mio, nell'avvisarmi in tempo.
Strafottenza...mancata serietà professionale....indifferenza
e....non so....troppo povere queste parole....ne aggiungerò 
altre, le più malvage della terra...tutte figlie dell'inumanità! 
 
Col mio tepore, avrei ritardato un poco quel gran ghiaccio,
e la mia calda mano, mamma, sarebbe giunta al cuore,
magari...rincuorandoti un pochino, smorzando un poco la paura...e forse....tu mi donavi un piccolo sorriso....
sarebbe stato l'ultimo saluto.
 
Le lacrime di rabbia accarezzavano il ghiaccio del tuo viso
e mi pareva donassero calore in quella fredda notte, dove
ancora più freddo era il mio cuore.....
Quanto dolore per la mia sconfitta!
 
Ritornai da te quel giorno, in quel reparto...medico-legale.
Dovevo vederti...dovedo scoprire....dovevo sapere!
Suonai quel campanello, il medico aprì...ma quel portone
tentava schiaffeggiarmi, allontanandomi dal suo lugubre alloggio,
ma... troppo forte la mia rabbia che mi aiutò a restituir lo schiaffo
dandogli con forza uno spintone.
 
Poi corsi da te, ed anche lì eri sola, adagiata in quella fredda
e misera barella, vestita solamente da un lenzuolo, tirato
per benino sino a coprirne il viso.
Lo tirai giù sino alla vita, poi piangendo, ti abbracciai con forza....
volevo sollevare le tue spalle...ma le mie gambe.....
già facevano i capricci.
 
Il medico era lì, guardava senza dire una parola,
ma quando incontrai il suo sguardo, vidi negli occhi suoi
l'accenno di una lacrima...allora...a mia volta...gli inviai le scuse.
Mi venne accanto e cingendomi alla vita, m'invitò a sedere.
Sollevò lui stesso le tue spalle...mi fece guardare....
e allora seppi.... allora vidi....
 
Io tacevo...lui taceva...ma quella grande macchia parlava lei per noi,
quel sangue,....che l'incuranza consegnò alla morte.
Ti diedi l'ultimo saluto, il viso appoggiato sul tuo petto,
il tempo di trasferire un pò di ghiaccio per scioglierlo
pian piano nel mio cuore.
 
Ma è sempre lì quel ghiaccio, nonostante
il trascorrere del tempo.
Ho scritto questo, mamma, credendo e sperando
tu possa portare pace nel mio cuore, ma solo
a una condizione accetterò quel dono:
quando sarai serena!
Allora....e soltanto allora...mamma...ti chiederò perdono! 

 

                                                        Aurora