Del mondo, il palcoscenico  

vivo da spettatore,

con apatia, dolore,

girando come un vagabondo.

          Seduta sopra un sasso,

          i personaggi del teatrino ammiro.           

          Chi muove i fili è sempre un duro,

          ti fa precipitare dentro un fosso.

Chi ride, chi piange,

chi ruba un portafoglio,

poi corre felice, nel suo falso orgoglio.

E si nasconde, se una guardia giunge.

           Ma oggi, un grande tavolo imbandito

           attira la mia attenzione:

           Che splendida invenzione!

           Doni per tutti! Povero o smarrito.

Al di fuori di tutto il ben di Dio,

un grande grazie al padrone di casa:

l’amore suo, gratuito, è grande cosa.

Sotto quel tavolo, nascosta, ci son io!

          Saziatevi tutti del pasto d’amore,

          mentre spero nella caduta di una briciola.

          Sarà mia, e come in una favola,

          la stringerò al petto e sarà… AMORE.