Partirò soldato
Una panchina all’ombra di un viale.
Due amici, allegri e spensierati
giocavano col loro cannochiale,
nell’attesa degli altri camerati.
Finita la licenza.
In un baleno se n’è andata via!
Rievocate con magnificenza,
ore d’amore offerte con audacia.
-Che farai tu, dopo il soldato?-
-Continuerò a studiare, così vogliono i miei-
-Io invece rimarrò arruolato-
-Beato tu! Io proprio non potrei.
Che corsa frenetica il programma di vita!
Dovrò collaborar per guadagnare,
cercare di far fronte al carovita,
ma che fatica! E ancor sentir dire che è un affare!
Ora ti narrerò l’ultimo impiego.
Figurati con quale ansia attendono!
Ma io non tornerò, piuttosto annego!
Dovranno sperare solo nel perdono.
-Ti sei trovato male?
Di cosa si trattava?-
-Era un magazzino, pareva un arsenale.
Dovevo far consegne, mentre lui contattava.
Otto del mattino. Dieci le consegne di quel giorno,
un vecchio motorino, pochissima benzina.
Niente paga, se l’orologio scandiva mezzogiorno,
e per finire in bellezza, da parte dei miei, una romanzina.
Quel frenetismo segnò la mia condanna-
-Perché? Che ti successe?-
-Pioveva a dirotto, caddi, un cane vagabondo che mi azzanna,
Le frasi mie, sconnesse, rivolte al motorino con la tosse.
Attorno a me un girotondo di visi deformati.
Tentai fuggire. Mi ritrovai in ospedale,
arti ingessati, datori di lavoro, denunciati!
Interminabili i giorni d’immobilità.
La voce di mio padre:
-Non è l’ora di cercar qualcosa? Non sei annoiato?-
-Ho trovato, papà! Partirò soldato-