Notte di follìa al pronto soccorso!
Terza nella barella del lungo corridoio,
grida, invocazioni, chi sussurra: “Muoio”
Arde la sete…nient’ acqua in quel decorso.
Dileguate insieme le figure bianche,
di loro, solo cicalecci e risa,
in quella notte di follìa uccisa
e solo all’alba le rivedi, franche!
Tre del mattino. L’uomo della barella innanzi
dava compagnia, monitorato al cuore,
ma smisero quei suoni…il poveretto muore!
Dico una preghiera, mentre la morte danza.
Senza volerlo il cuore batte forte,
in quella notte ladra del mio sonno,
dove il pensiero mi preannuncia un danno,
mentre il personale…fra bagordi e torte!
La prima barella innanzi, andata via
E pure la seconda…per sempre se n’è andata!
Ci sono io e…ahimè! Non son bendata,
ma testimone “scomoda”. Proposta: “Psichiatria”!
Imponendo la calma, tentai spiegar l’errore.
Alterata, violentò il cervello in un crescendo,
sicura del mio crollo. Il mio silenzio stava pianificando.
Chiamai casa. Mia figlia corse con amore.
Come un tornado giunse la mia crisi,
dopo venti ore d’attesa e di tortura.
Lei, come un lampo, si dileguò nella struttura.
Mia figlia pretese le motivazioni, parlò da pari a pari, modi educati ma decisi
“Sua madre ha rifiutato tutte le prestazioni”
Per quello mi sono indispettita.
Mia figlia le disse tutto per come la guardò
“Tranquilla, mamma, la denuncerò!”
Arrivai in reparto dopo ventitre ore,
mi sentii chiedere dov’ero finita.
Una risata isterica, da singhiozzi
mischiata,
Non dissi una parola. Nella mia mente,
lui…l’uomo che muore!