Metamorfosi

Ricordo il sorriso puro dei tuoi occhi, all'albor della tua sola infanzia, ti rispecchiavi in essi, tuffandoti in quell'acqua così pura, godendo appieno il candor della tua anima.
Emozioni! Dolci emozioni: gioia, purezza, ingenuità e poi...improvvisamente...paura di toccar quell'acqua pura, di fare un brutto sogno, e al tuo risveglio, specchiando con timore i tuoi begli occhi, senti il tuo piccolo cuor saltare in petto, dal tuo insinuante assenso.
Diventi pietra! Ferma e immobile, ti guardi in quello specchio ormai deforme, che ti dona un velo adagiandolo con perfidia intorno agli occhi e senti un falso tono che ti dice: " Questo lo porterai per sempre, nè mai si toglierà e più vedrai il sereno. Questo è il tuo velo, il velo della tua malinconia ".
Rimani attonita da tanta cattiveria, come fa male!
Ancor non credi, sin che non trovi il coraggio di guardarti ancora, sin che non senti piangere i tuoi occhi e attraverso quell'acqua non più tersa, tu vedi in viso svanire il tuo sembiante: il dolce sguardo tuo s'è dileguato, lasciando il posto ad uno sguardo spento, e il tuo sorriso, che tanto dava invidia, è divenuto un taglio sanguinante e nel guardarti provi un gran sussulto, non più vedi la bocca, cancellata ormai dall'alone dei tuoi affanni.
Pura felicità, alquanto effimera! Dura soltanto quanto il battito d'un ala, e ride il male avendo distrutto tutto quel candore. Ed anche se ancor bambina, il tuo sorriso sì dolce e puro, pian piano si trasforma, iniziando così la grande metamorfosi della tua vita.
Non più occhi che parlano, illuminati da serafica purezza, e le tue chiare iridi, divenute solamente armi, iniziano la guerra, colpendo a destra e a manca, sin che sfinita, quasi a dimenticare, ti abbandoni tutta, e piangendo dormi il tuo sonno dell'oblìo.
Trascorre il tempo, ora sei già una donna e dinanzi al medesimo specchio, che più non temi, non ami, non odii, guardi riflessa la tua fronte, strada della tua vita, non più spianata, non più serena, ma segnate da più stradine tutte tortuose, che allungandosi terminano nella grande fonte dei tuoi occhi, non più per dissetarsi, ma per calmare il tuo bruciore, mentre piangendo ripassi fotogrammi nella mente e provi orrore.
Odii, si, odii con tutto il cuore quegli artefici, opera di tanta distruzione, che hanno spento per sempre tutto il bene che era in te.
Ancora continua la tua vita, ma il tuo incedere incerto, lieve, quasi fossi ultraterrena, ad un certo punto si ferma. Sei molto stanca ormai, ti siedi sul selciato e guardi lontano col tuo sguardo spento, quasi ad implorar la fine, la fine di una vita mai vissuta. E come a farti male, vuoi rispecchiarti ancora. Dio mio, quanto sfacelo! Ma ancora non sei sazia del tuo male, lo fissi sempre, sin che non vedi in lontananza tremolar l'ombra infantile, quella figura a te soltanto cara.
Aurora