L'isola che non c'è

 

Ero lì, seduta fra gli scogli e il mare, in quel silenzio si udiva solo l'infrangersi dell'onda, guardando il cielo danzavano i gabbiani.

Sembrava ti guardassero, parlando fra di loro, quando uno venne ai miei piedi e....si, penso proprio che me lo disse: --Guarda che bello il mondo!--per poi spiccare un salto e riprendere a volare. Ed io ero lì, chiusa nel mio silenzio, volevo solamente meditare.

Pensavo d'esser sola, quando il pianto di una donna mi fece sussultare.

Istintivamente mi scostai un tantino, era tardi ormai per andar via e così, nascosta, forse senza volere, forse no, ascoltai la storia di quella giovane vita.

C'era un'altra donna accanto a lei, che le prese una mano e le disse:

--Facciamo poi la passeggiata a mare?--

--Va bene, rispose lei col fil di voce--

--Ma a te non va, vero?--

--Non sarei onesta se dicessi si, non preoccuparti, anche se mi fa male--

--Guarda, una nave! Ho qui un binocolo, vuoi vederla anche tu?--

--Oh, se le conosco! Vorrei non esistessero. Per me son navi ombra, ora le vedi, or non le vedi più. E di loro, alcune si dissolvono, per poi non tornar più--

Captai una triste storia, guardai seminascosta quella donna dai fini lineamenti, sembrava una bambina in quella posa, seduta con la testa alle ginocchia, quasi a nascondersi dinanzi al grande mare. Sentii poi i suoi singhiozzi, alzò la testa e come a sfidare quella gran distesa, sentii che disse:

--Ti odio, grande mare, per me sei solo un ladro, non t'importa cosa prendi e non t'importa chi, per me tu doni solo affanni. Guardami! Hai ucciso i miei vent'anni!--

Pensai a cosa mai si riferisse, alla causa di quel suo gran dolore, quando sentii l'amica pronunciar quasi le mie parole:

--Ma perchè ce l'hai così tanto col mare, le navi e i naviganti? Non è navigante anche tuo marito?--

--Lo era, si, ma ora non lo è più, perchè quel mare, che oggi ti sorride parendo inoffensivo, a me ha rubato tutto dividendomi da lui, dal piccolo piacere ad un'immenso ardore, e poi...non ancor sazio, s'è preso pure lui, lasciando me, così, con la morte nel mio cuore--

--Ma come! Tuo marito è morto? E quando? Di cosa?--

--Forse non crederai mai quanto ti dico, ed anche se la scusa era banale, si trattava di un'appendicite, per lui che era lì solo, solo col suo mare, questo malanno diventò fatale--

--Ma non potevano portarlo all'ospedale? Non c'era un medico?--

--Vedi, rispose, quante cose non sapete della gente di mare! Fra poco ti dirò, concedimi soltanto un breve spazio, prima che i miei singhiozzi strozzino la gola, lasciami rievocare il suo passato, il nostro grande amore, solo così lo sento a me vicino--

Oserei dire che tutto incominciò fra i banchi della scuola, stava sempre con me, forse perchè l'ascoltavo incantata a sentirlo parlare del suo mare. Non sapeva ancora la grande differenza fra fantasia e realtà.

E già da bimbo, i suoi pensieri erano rivolti sempre là, sempre al suo grande mare, giocava con barchette nelle vasche, iniziava già a comporre navi, nei suoi disegni, nella sua fantasia.

Un giorno, mi sussurrò all'orecchio: --Quando saremo grandi, ti porterò in un'isola meravigliosa, e in quell'isola ti farò mia sposa--

Ed io capivo la carezza del suo sogno, lui, con la fantasia sua, era già nell'isola, in quell'isola che non c'è.

Sempre eravamo insieme, sin quando, ormai dei giovani, scoprimmo dentro noi "quel grande amore". Quanti progetti! Quante fantasie!

Io volli far la sarta e lui, ovviamente, studiò per navigante, l'aveva nel sangue, ormai non si poteva più negare.

Un giorno, costruì una barca a vela, voleva, prima di partir davvero, portare me al largo di quel mare e pensando sempre all'isola, l'isola dei suoi sogni, disse che l'avrebbe a me donata, ma ancor lui non sapeva che quell'isola non c'è.

Io gli cucii a mano le sue vele e quando mollò gli ormeggi, ammirò con orgoglio la sua barca, che indossava, per quella grande occasione, il suo vestito migliore. Com'era fiero di quella sua creazione!

Curò con amore quel guscio in tutti i suoi particolari, sembrava accarezzasse la sua donna, lo rispettò come fosse la sua mamma e gioiva nella sua fantasia, che lo portava ad essere padrone del mare, che lo guidava verso la sua meravigliosa isola.

Si accende la sua fantasia, bolle il suo sangue, ecco, è lì pronto a salpare, è lì sulla sua barca che per quel giorno si trasforma in trono e oggi, è lui il re.

Sognava sempre l'isola, l'isola dei suoi sogni, quell'isola che non c'è.

Si parte! Tracciò la rotta manovrando di bolina e il vento librato nelle vele iniziò a spingerci dolcemente verso il suo destino.

Che notte incantevole passammo! Aspettavamo ansiosi il calar del sole, per vedere i suoi meravigliosi scenari creati da madre natura e ci sentimmo piccoli piccoli di fronte a tanta magnifica armonia.

La notte era calma, serena, in cielo vi era tutto il firmamento. Prese il sestante ed iniziò a guardare le stelle.

--Guarda, amore, ci siamo tutt'e due: Ariete e Gemelli-- Mi misi a ridere.

--Perchè stai ridendo?--

--Perchè sei così buffo quando inizi a sciorinare, così serio serio, le storie della tua mitologia greca! Scommetto che i tuoi Gemelli saranno sicuramente più importanti del mio Ariete, vero?--

--Ma certamente--rispose lui serissimo.

--Beh, allora ti dico che anche se Ariete non corrisponde ad una importante luminosità e non è facile da individuare, è associata però ad una delle più belle storie del mito greco, e se non si mette molto in vista, è solo perchè in molti vorrebbero il suo amore. In quanto a te, caro Gemelli, pensa che non tutti sopporterebbero il tuo umore sempre cangiante, ballerino, di una ciclotimia a diagramma così riavvicinato, caratteristica propria di questa costellazione, e se lo sopporto io, è semplicemente per il fatto che il mio amore per te, supera questo ed altro--

--Allora posso dichiararmi fortunato?--

--Puoi dirlo forte--

Ridemmo, scherzammo, ci baciammo. Ormai eravamo vicini a casa, la favola era finita. Arrivò poi il giorno dell'imbarco, quello vero e mentre lui leggeva quella lettera, spiai gelosa il brillìo dei suoi occhi, non sapeva nasconder quella gioia.

Conobbi altri colleghi al loro primo imbarco e tutti col sole dentro gli occhi, gioivano della loro fantasia, che li portava ad esser padroni di quel mare, per essere portati su quell'isola, dove non esiste trasgressione, dove puoi pensare solo al grande mare e a tutto quello che ti può donare: si, anche l'amore di una donna, dopo che un'onda, correndo per il mare, va a riportare indietro quello vero, troppo lontano per ora che sei un re, il re della bell'isola, l'isola che non c'è. E' l'ora del commiato: puoi immaginare lo strazio di una sposa innamorata!

Le stive sono pronte, pesante è il loro carico, forse più del necessario se aggiungi le speranze e le illusioni.

Gli diedi brevi mano un cartoncino con dentro una mia foto di quel giorno che dinanzi a Dio giurammo il nostro amore, e le parole: per te, bel marinaio, affinchè tu ricorda che oltre il mare, il cielo, il firmamento, vi è anche la terra e in un piccolissimo punto di essa, vi è la tua casa, quell'isola che ostinatamente cerchi, con dentro tutto l'amore del mondo.

Si, l'ora dell'addio è proprio uno strazio. Guardavo in cagnesco quella nave che era per me grande rivale, ti fa dispetti, rivoluziona un mondo, il mondo di chi sta su quella nave, di quella città fantasma fatta di uomini soli, perchè anche se in compagnia, sempre son soli, soli col loro mare.

Fra me e il mare si è eretto un grande muro, ed anche se grande cortina quasi impalpabile, subito svanisce se la sfiori, scivolando lentamente per aggiungersi

a quella immensità, troppo grande per raccogliere quelle mie lacrime.

Ormai eran molti mesi che era via, quasi quasi non ricordavo più il suo volto, i suoi scritti sbiaditi, attraversando il mare.

E poi quel telegramma, la lugubre notizia, la morte del mio cuore.

In quel momento, lontani da ogni porto e dalla sicurezza, lo sai come si cura?

E chi ne prende cura? Un capitano!

Ti sembra giusto che il medico è fantasma in quelle navi e l'ufficiale sia un tutt'uno di mansioni? Dal prete all'avvocato, dal poliziotto al medico e...si, anche medico chirurgo, sino ad arrivare inevitabilmente all'impotenza, non per coscienza, ma per mancanza d'usi.

Non sarebbe l'ora di cambiare un pò le cose? Di mettere regole meno disumane? E' una vera vergogna abilitare l'ufficiale previo corso in sala operatoria e peggio ancora, in caso d'intervento, dare indicazioni per via radio.

E tutto questo? Risparmiare il mensile di un dottore, senza pensar minimamente che se va male, uccidono gli umani e tutto il loro amore.

E' l'ora di gridare, gridare tutti insieme, e farci ormai sentire, rompere quel silenzio che crea soltanto vittime, non è vergogna combetter giuste cause!

E questo è il risultato: il grande amore mio non c'è già più, ne mai potrò pregare su una tomba, l'hanno restituito al mare, a quel mare che lui tanto amava e l'ha tradito.

Chissà se ancora adesso, in fondo al mare, sia sempre alla ricerca di quell'isola!

Io l'ho trovata prima ancor di lui, ma lui non volle credermi, ne mai volle sentire una parola.

Si, esiste quell'isola e non così lontana come credeva lui, ma talmente vicina da non poterci credere.

--E dove si trova?-- chiese l'amica.

--E' proprio qui, mia cara, é qui, dentro di noi--

C'è solo un modo per arrivare ad essa. Saper superare tutte le barriere:

gli oceani dei nostri pensieri, le maree delle nostre emozioni, le onde delle nostre passioni, e le spiagge delle nostre speranze.

Ecco, questa si che esiste, ma l'altra....è l'isola che non c'è.