Auschwitz
Vecchia e stanca, e il cuore batte ancora.
Ad
ogni battito, un grido lacerante,
mi
riporta là! Povera ebrea errante!
Mai
scorderò quell’alba, quell’aurora!
Quelle bestie sbranarono il mio cuore,
strappando dal seno quel fanciullo,
consapevole del male e del suo fardello.
Quel bimbo concepito dall’amore!
Atroce il mio dolore!
Immenso l’odio, incontenibile la rabbia.
Piccolo martire! Fra le sue mani, sempre la sua bibbia.
Nel
suo sorriso, solo perdono e amore.
Vorrei che quel giaciglio, quella tomba bianca,
fosse pietra eretta di un altare,
e
poter gridare a tutti il mio dolore
ora
che sono vecchia, triste e stanca.
Conservo ancora la sua paginetta
ingiallita fra le pieghe del mio seno.
Andata senza ritorno fu il suo treno.
Il
mio urlo straziante corra fra mare e vetta.
Queste le sue parole:
“Sono cosciente della cattiva sorte
che
puntualmente, all’alba verrà a me.
Questo mio scritto, mamma, lascio a te
Mentre con ansia attendo quella morte.
Che
mai saranno quei grandi occhi di fuoco?
Non
vedo bene, colpa di queste lacrime.
Tutto è deformato, dagli occhi di fuoco al fumo delle anime,
quegli scalini neri, che salgono nel cielo a poco a poco.
Presto anch’io formerò un gradino nero.
Libero, finalmente, quando uscirò da quel camino.
Ma
perchè mamma? Ero solo un bambino!”